Il Paradiso esiste. In Puglia: Masseria Montenapoleone.

Chi dice che il Paradiso è qualcosa di cui poter godere solo da morti, si sbaglia.

Ho le prove, infatti, della sua esistenza qui in terra, addirittura in Italia.

Basta andare in Puglia, raggiungere Pezze di Greco (a un’ora circa da Bari) e cercare la Masseria Montenapoleone. Non appena varcherete il cancello di questo angolo incontaminato di terra, vi sembrerà di toccare il cielo con un dito.

La Masseria sorge in un’ area completamente circondata da ulivi secolari, che si estendono a perdita d’occhio. A soli 6 km il mare. Ma l’ultima cosa che vi verrà voglia di fare una volta arrivati, è andarvene da qui.

La Masseria Montenapoleone

Perché la pace, il silenzio e la bellezza di questo luogo, sono un emolliente per l’anima e per lo sguardo.

Non appena arrivati verrete accolti da Doriana e Giuliano, proprietario di questo luogo incantato, nonché colui che l’ha ripreso in mano, dopo quasi cinquant’anni di abbandono, facendone un luogo assolutamente unico nel suo genere. Grazie al suo gusto raffinatissimo, infatti, all’ esperienza maturata in Francia (dove ha vissuto per quasi dieci anni) e ad un inequivocabile tocco da artista, ogni angolo della masseria denota un’attenzione ai particolari degna di un Interior Designer. La cosa bella è che tutto è completamente inserito in un contesto naturale, all’interno del quale il particolare si nasconde, ma allo stesso tempo ne esalta la bellezza.

Come, ad esempio, i vetri delle vecchie damigiane, usati per decorare il vialetto interno, o un vecchio baule adibito a tavolo, oppure ancora una cassetta della frutta, ricoperta di pizzo bianco e usata come mobiletto per appoggiarvi la frutta.

Un vecchio baule usato come tavolo

Ogni particolare è, per prima cosa, riciclato, ma soprattutto pensato per abbellire con cura gli ambienti, e allo stesso tempo essere funzionale.

La sala colazioni è forse il luogo più bello della masseria. I tavoli e le sedie sono di legno grezzo, finemente colorato in tonalità pastello (anche i seggioloni dei bambini) e il tutto richiama uno stile provenzale assolutamente intramontabile. Ogni angolo presenta qualcosa di unico ed è un piacere passare del tempo qui a scrivere, leggere un libro, o anche semplicemente a contemplare ciò che ci circonda.

Il patio esterno Sala colazioni esterna

Inoltre, a disposizione dei clienti, in ogni momento della giornata, ci sono fruttiere ricolme dei prodotti della masseria. In questo periodo: arance, mandarini, limoni, mele, tutti coltivati qui.

Le arance coltivate in masseria

Si, perché l’attenzione alla natura e al paesaggio passa anche attraverso l’alimentazione, rigorosamente bio, grazie all’orto, al frutteto e al piccolo pollaio/ovile dove “sguazzano” felici maiali, maialini, galline, capre, caprette, e oche.

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La colazione è ricca oltre misura: torte fatte in casa di ogni tipo (alle mele, allo yogurth, crostate, vaniglia e cioccolato), biscotti, yogurth naturale, marmellate, succhi di frutta, pane, cereali, frutta secca, noci, mandorle, uova fresche. C’è di tutto e di più, e potremmo passare l’intera giornata ad assaggiare tutto.

Le torte fatte in casa I biscotti caserecci

Come ogni luogo di relax che si rispetti, non manca la piscina, che qui sembra più un bacino naturale di acqua scavato nella roccia. La vista dà direttamente sugli ulivi e basta guardare bene per vedere, in lontananza, anche il mare.

La piscina

Il pezzo forte è la camera in cui abbiamo soggiornato: la Suite Grotta degli Angeli, ovvero la parte originaria della masseria, su cui è sorto, in seguito, il blocco centrale. Calda d’inverno e fresca d’estate, è il luogo in cui viveva tutta la famiglia quando è stata costruita. Adesso è una raffinata alcova in cui staccare la spina, grazie al silenzio assoluto e alla linea dei cellulari assente dovuta alla struttura delle mura. Ringraziamo il cielo che nel 2014 esistano ancora luoghi del genere!

La Grotta degli Angeli  La Grotta degli Angeli

La Grotta degli Angeli

Dopo un week end qui sarà assolutamente impossibile andarsene senza provare un senso di nostalgia ancor prima di varcare il cancello d’ingresso – che in questo caso sarà d’uscita – e che vorreste poter bloccare con tutte le vostre forze, per rimanere intrappolati per sempre in questo angolo di Paradiso.

La masseria al tramonto

PINCHOS: un pò di Spagna…a Verona!

Riccardo Prisciantelli è una delle persone più deliziose che abbia conosciuto in tutta la mia vita. Quando l’ho visto la prima volta mi sembrava di conoscerlo già, poi ho capito perché: la sua straordinaria somiglianza  ad Angelo Infanti, il famoso “seduttore”, nel film  “Bianco, rosso e Verdone”, che insegue ovunque Magda, la moglie di Furio (interpretato da Carlo Verdone). Ma Riccardo non ha niente a che vedere con questo personaggio, seppur gli somigli molto, e basta parlare con lui cinque minuti per aver voglia di ascoltare tutta la sua storia ed essere contagiati dal suo ottimismo, la sua generosità, il suo modo di approcciare la vita.

Riccardo è un visionario, un creativo, una di quelle persone dagli occhi sempre accesi, vivi, curiosi e la mente sempre pronta a partorire nuove idee. Per lavoro rappresenta la  divisione italiana di Palacio de Oriente, una delle aziende più antiche di Spagna (nata nel 1873) che produce tonno bianco, pregiatissimo, nella costa atlantica della Galizia.

tonno Palacio de oriente

Il tonno bianco di “Palacio de Oriente”

Proprio questa sua passione per la Spagna, dove viaggia da più di 25 anni, lo ha spinto a pensare di portarne un po’ anche in Italia.

E’ così che nasce PINCHOS, il suo primo locale di street food, proprio al centro di Verona.

PINCHOS, interno del locale a Verona.

PINCHOS, interno del locale a Verona.

Ma non si pensi all’ennesimo “finto” locale spagnolo, come ce ne sono già tanti. Qui tutto proviene dalla Spagna: il prosciutto (rigorosamente Pata Negra), i vini, i prodotti sullo scaffale, e addirittura l’acqua minerale e le vetrine dove sono esposti i pinchos.

Il nome, diffuso nel centro-nord della Spagna, identifica uno stuzzichino che accompagna l’aperitivo ed è accumunabile alle più famose tapas, ma rappresenta un pasto ben più sostanzioso. E’ una fetta di pane, con sopra uno o più ingredienti (i più comuni prosciutto, polpette, pesce, peperoni) e il termine deriva dal fatto che tradizionalmente era tenuto insieme da uno stuzzicadenti. I pinchos si gustano in genere come aperitivo, accompagnati con un bicchiere di vino rosso o birra. Sono esposti lungo tutto il banco del bar, in modo che ogni cliente possa prendere ciò che vuole.

Alcuni pinchos

Alcuni pinchos

Pinchos fatti alla maniera spagnola con gli stuzzicadenti.

Pinchos fatti alla maniera spagnola con gli stuzzicadenti.

 

E’ esattamente in questo modo che è stato impostato il locale di Verona, sempre aperto dalle 11 di mattina fino alle 23, in modo che chiunque abbia voglia di uno spuntino possa farlo approfittando di qualcosa di diverso dal solito panino al bar.

patanegra

Pata Negra e ottima birra.

Pane. burro e acciughe: una delizia!

Pane. burro e acciughe: una delizia!

E poi è l’ospitalità il punto forte di PINCHOS. La musica sempre accesa, il sorriso dei cuochi, che lavorano direttamente davanti al cliente, il locale accogliente ed i modi gentili di chi vi lavora.

La sera il locale si anima fino ad essere talmente gremito che la gente deve stare fuori, per strada, dove tra una chiacchiera e l’altra, accenna qualche passo di danza e si gusta un chupito, come nella più classica delle tradizioni spagnole.

Chupito con hierbas

Chupito con hierbas

Il liquore, Hierbas, offerto gentilmente dalla casa a fine pasto, anch’esso arrivato direttamente dalla Spagna (prodotto nelle montagne sopra Bilbao), si butta giù al motto di “Arriba, abajo, al centro, todo dentro!”.

E la serata finisce con una splendida sensazione di felicità!

Vinitaly 2014: se non assaggi, che Gusto c’è?

Partecipare al Vinitaly è sempre un’esperienza unica – è proprio il caso di dire – “in tutti i sensi”, ma ancor meglio “per tutti i sensi”: per il gusto e l’olfatto in particolare, ma – perché no? – anche per la vista.

Dove possiamo ritrovare, infatti, milioni di cantine vinicole, tutte insieme sotto lo stesso tetto, che ci deliziano per quattro giorni con i colori, i profumi e i sapori dei loro prodotti? Bianchi, rossi, rosé, bollicine; vini che hanno fatto storia e altri che emettono i loro primi vagiti proprio qui, in questa occasione. Un profluvio di odori, di gusti, di sfumature di ogni tipo.

Le gambe non reggono ai tanti chilometri da fare in giro per i padiglioni, stand dopo stand, e la testa neanche. Impossibile assaggiare tutto senza uscire barcollando, senza trovare qualche difficoltà persino a centrare la porta di uscita. Ma con una buona selezione alla partenza e qualcosa nello stomaco, si può approfittare di questa occasione speciale per assaggiare quanto di più sublime la nostra terra ci permette di produrre.

La Toscana è la mia regione, è dove sono nata, è “casa”. Non posso quindi non spezzare una lancia a favore dei meravigliosi vini che produce: Brunello, Chianti, Morellino, Vinsanto. Nomi quali Antinori, Frescobaldi, Volpaia, Banfi, Fonterutoli, sono per me così familiari che arrivare ai loro stand è stato un po’ come bussare a casa di amici. Ho assaggiato un ever green quale il Brunello di Montalcino, ma anche un nuovo nato come “La Pettegola” di Banfi (Vermentino) che è stata un’assoluta sorpresa.

Il Vermentino di Banfi, nato un anno fa, "La Pettegola".

Il Vermentino di Banfi, nato un anno fa, “La Pettegola”.

Ho camminato poi attraverso la Puglia (fantastico il passito di Gianfranco Fino “Es più sole”) e la Campania, per salire verso Veneto, Piemonte, Trentino. Elencare le eccellenze di ognuna di queste regioni richiederebbe un blog intero, mi limito solo a dire che ogni volta era una delizia per il palato e – perché no? – per il cuore.

Perché bere bene, come mangiar bene, è un atto d’amore. E quindi il vino, quello buono, così come il cibo, è una carezza per l’anima.

Ma al Vinitaly non c’è solo il vino. Al Sol, Salone Internazionale dell’Olio d’oliva Extravergine, erano presenti anche tutte le eccellenze del settore Agroalimentare.

In particolare Cufrol, l’azienda umbra con sede a Spoleto, che è stata selezionata per il secondo anno consecutivo come sponsor di Masterchef, proprio per l’alta qualità dei suoi prodotti. Non a caso uno chef del livello di Bruno Barbieri, ha selezionato insieme all’azienda tre oli per la linea Terre Francescane, “mettendoci la faccia”, in tutti i sensi, poiché sulle bottiglie c’è la sua foto e la sua firma.

La linea Terre Francescane di Cufrol, firmata dallo chef Bruno Barbieri.

La linea Terre Francescane di Cufrol, firmata dallo chef Bruno Barbieri.

Allo stand di Cufrol, che oltre a Terre Francescane produce la linea Gradassi (dal nome della famiglia che possiede il Frantoio dal 1639) e che viene distribuita nella gran parte dei ristoranti stellati italiani, si sono susseguiti, oltre a Bruno Barbieri, testimonial d’eccezione come i due partecipanti di Masterchef, Almo Bibolotti, finalista, arrivato secondo, e Salvatore Russo, classificato quarto.

I partecipanti di Masterchef Almo Bibolotti, finalista, e Salvatore Russo.

I partecipanti di Masterchef Almo Bibolotti, finalista, e Salvatore Russo.

Bruno Barbieri, Andrea Gradassi (Direttore Commerciale di Cufrol) e la moglie Alessia.

Bruno Barbieri, Andrea Gradassi (Direttore Commerciale di Cufrol) e la moglie Alessia.

 

Tra vino, olio e la buona compagnia di tanti amici, non posso non confermare che il Vinitaly è un’esperienza da fare!

Cum grano salis, naturalmente, come per tutte le cose..perché vedere gente appoggiata al muro, alle undici di mattina perché ha già fatto il giro di tutte le cantine e non si regge in piedi, non è una bella cosa. Soprattutto perché non rende il senso di una manifestazione fatta, si, per bere, ma per farlo bene e con tutto il Gusto possibile.

 

“A cena con Amici”: quando il critico è dalla parte del criticato.

“La Locanda del Capitano”, piccolo gioiello incastonato tra le mura di Montone – grazioso borgo medievale in provincia di Perugia – per l’occasione ha registrato il sold out. L’evento:  “A cena con amici”, organizzato dallo Chef Giancarlo Polito, lo scorso sabato 29 Marzo, in collaborazione con due “aiutanti” d’eccezione: il giornalista esperto di enogastronomia, Davide Di Corato e il temutissimo ex direttore della Guida Michelin, Fausto Arrighi. A far incontrare questa simpatica brigata, in tempi non sospetti, fungendo da trait d’union tra il mondo della ristorazione e chi ne scrive, il produttore di olio extravergine d’oliva, Andrea Gradassi, i cui oli hanno “condito” i piatti e la serata.

Lo chef Giancarlo Polito, Andrea Gradassi, Davide Di Corato,  Sara Polidori, Fausto Arrighi.

Lo chef Giancarlo Polito, Andrea Gradassi, Davide Di Corato, Sara Polidori, Fausto Arrighi.

In sala, a presentare la cena e ad accompagnarla con i suoi preziosi consigli, il sommelier Alessandro Scorsone, noto volto del TG5 per la rubrica “Gusto”, nonché attuale Direttore della Casa Presidenziale per il neo presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Il sommelier Alessandro Scorsone, lo chef Giancarlo Polito e Andrea Gradassi.

Il sommelier Alessandro Scorsone, lo chef Giancarlo Polito e Andrea Gradassi.

La cena si è svolta in quattro portate principali, ognuna preparata da uno “chef”.

L’antipasto e il dolce sono toccati al padrone di casa, Giancarlo Polito, che ha proposto, per iniziare, “Il mio acquario”: un piatto di crudo servito su una lastra quadrata di cristallo. Oltre che per gli occhi è stato un piacere per tutti i sensi: il profumo e il sapore del mare infatti sembravano riportarci direttamente sul bagnasciuga. Come secondo antipasto, “Crema di patate di Pietralunga con astice cotto a bassa temperatura al nero croccante”. Ad accompagnarli, un bicchiere di bollicine super pregiate: Champagne Rosé Premiere Cuvée Bruno Paillard.

La crema di patate di Pietralunga con astice cotto a bassa temperatura al nero croccante

La crema di patate di Pietralunga con astice cotto a bassa temperatura al nero croccante

Il mio Acquario

Il mio Acquario

 

 

 

 

 

 

 

 

A seguire, il primo piatto presentato da Fausto Arrighi, che ha dimostrato di aver messo a frutto anni di esperienza in giro per ristoranti, cucinando “Il tortello di robiola al Bianchetto di stagione”: il mix di pasta fatta a mano, formaggio e tartufo, ha deliziato il palato, riportando i commensali a sapori antichi, casalinghi, quasi materni.

Subito dopo, “Pancia di chianina Allevamento Etrusco, cotta a bassa temperatura, alla nota di Torbato”: un pezzo “povero” di carne che si è rivelato però ricco di sapore, cucinato dal giornalista Davide Di Corato.

Questi due piatti sono stati serviti insieme ad uno Champagne Brut Bruno Paillard 2004.

Per finire, la dolcezza del “Cioccolato bianco di Valrhona con polvere di liquirizia, foglioline di menta e fichi secchi”: una coppetta di crema gustosissima (di cui in molti hanno fatto volentieri il bis) innaffiata di Champagne Premiére Cuvée Bruno Paillard.

Per chiudere in bellezza, Sara Polidori, Campionessa mondiale bacardi, ha realizzato in esclusiva per noi, datandone la nascita in questa occasione, il cocktail “Vivaldi”: un mix di freschezza, dolcezza e profumi floreali, che meglio non poteva inaugurare l’inizio della Primavera.

Una serata piacevole, divertente, istruttiva, ma soprattutto all’insegna della compagnia, di vecchi e nuovi Amici.

“Inaugurazione bagnata, riapertura fortunata!”

C’erano centinaia di persone, ieri, all’inaugurazione “riapertura” della storica Pasticceria Sandri in centro a Perugia.

Nonostante l’acqua che veniva giù come non aveva più fatto da settimane, nonostante il freddo, nonostante i tendoni provvisori messi per l’occasione (però con rigoroso “red carpet” per l’arrivo dei clienti), nonostante il posto non sia certo rinomato per gli ampi spazi interni, c’erano tutti, proprio tutti, a celebrare questa importante evento.

Centinaia di persone in fila sotto l'acqua per questa importante occasione.

Centinaia di persone in fila sotto l’acqua per questa importante occasione.

Perché la riapertura di Sandri, come è stato detto in conferenza stampa: “rappresenta la salvaguardia di un bene culturale, non tanto per gli affreschi racchiusi al suo interno o per i suoi banconi ancora più antichi, ma perché da sempre è una istituzione della città.”

Così corso Vannucci ieri si è vestito a festa, ha indossato qualcosa di rosso (come il colore delle giacche dei camerieri, che con fatica si aggiravano con i loro vassoi di leccornie in mano, in mezzo alla folla accalcata) e con un sottofondo di musica dal vivo, ha celebrato il ritorno alla luce di questo magnifico gioiello.

La folla all'interno del bar e i camerieri in giacca rossa

La folla all’interno del bar e i camerieri in giacca rossa

 

A prendere in mano le redini della Pasticceria, insieme alla storica titolare Carla Schucani, il giovane imprenditore Francesco Ferretti, proprietario dell’omonimo caseificio, che ha promesso di mantenere la qualità che da sempre ha contraddistinto questo luogo, frequentato da personaggi di prestigio fin da lontano 1860.

E allora complimenti! Non resta che dire: In bocca al lupo!

 

 

 

La cultura “si mangia”!

Il Palco di Eataly Smeraldo

Eataly vista dai ristoranti interni. La struttura dell’ex teatro lascia il visitatore affascinato dalla bellezza del luogo.

Lo scorso 18 Marzo, a Milano, ha inaugurato una nuova sede di Eataly, l’ormai famosa catena alimentare di punti vendita,  specializzati in generi alimentari di altissima qualità, ideata e creata da Oscar Farinetti. Il nome di questa nuova “creatura” è Smeraldo, poiché il luogo in cui il supermercato di lusso ha trovato posto, è proprio l’ex Teatro Smeraldo.

Sul palco, il pianoforte, a rievocare un passato che rimane anche se il teatro non c'è più

Sul palco, il pianoforte, a rievocare un passato che rimane anche se il teatro non c’è più

Come già accaduto a Firenze, dove il nuovo punto vendita ha sostituito la storica libreria Martelli, assistiamo ad una progressiva chiusura dei luoghi di cultura per far posto a quelli in cui si mangia.

Ma non dobbiamo dimenticare che il cibo stesso è cultura, e che anzi, proprio Eataly ci aiuta a ritrovare quelle radici enogastronomiche, quel contatto coi piccoli e grandi produttori di generi alimentari, che negli ultimi anni erano andati persi.

C’è ancora troppa poca attenzione per ciò che mangiamo, troppa poca educazione alimentare, pochissima abitudine a leggere le etichette e capire di cosa sono composti i cibi che inseriamo nel nostro organismo. La crisi non aiuta, è vero. Troppo spesso un prodotto “in offerta” è molto più allettante di un altro a prezzo pieno. E chi se ne frega di cosa contiene, l’importante è risparmiare!

Invece dovremmo cominciare – o continuare a farlo, per chi già sia abituato – a fare più attenzione a ciò che mettiamo nei nostri piatti, e in quelli dei nostri figli. Capire che quei pochi euro che spendiamo in più, ripagano il lavoro di un produttore serio che cerca di immettere nel mercato materie prime incontaminate, invece che riempire bottiglie e barattoli di schifezze a basso prezzo (e alta dannosità per il nostro l’organismo!).

Quindi un “Grazie” ad Eataly e ad Oscar Farinetti per ciò che ha fatto e sta facendo per il nostro bellissimo Paese!

“Nomen Omen”: Un nome, un destino.

Se è vero che un nome può racchiudere un Destino, il mio lo ha fatto di certo.

Mi chiamo Alessia Gironi, e mai cognome fu più azzeccato! Da quando sono nata, infatti, non ho fatto che viaggiare. E per questo devo ringraziare i miei genitori, che mi hanno voluto far esplorare il mondo fin da quando vi ho mosso i primi passi. Poi, una volta raggiunta l’età dell’indipendenza, ho fatto di quella che era diventata una vera e grande passione, un lavoro. Ho girato in largo e in lungo Italia, Europa, Stati Uniti e purtroppo mi mancano all’appello ancora tanti Paesi, ma la mia valigia è sempre pronta, il mio Passaporto sempre valido, le mie gambe sempre allenate per esplorare le vie del mondo!

E dopo che hai camminato tanto, cosa succede? Che ti viene fame!

E allora cosa fai? Cerchi un bel ristorantino dove sederti, far riposare le gambe, prendere in mano un buon Menù e iniziare un altro dei viaggi che preferisco: quello enogastronomico.

La nostra bella Italia è perfetta per questo! E anche se solo noi abbiamo “I sette vizi capitali” , tra cui la Gola, che è considerata Peccato, e che quindi andrebbe tenuta a bada, il mio cognome mi riporta comunque al mio destino, che a quanto pare è all’Inferno. Ma se devo finirci per colpa di una bella bistecca alla Fiorentina e di un buon bicchiere di vino rosso, ben venga!

Se avete voglia di finirci anche voi, non dovete far altro che seguirmi! Sarò il vostro Caronte.. per traghettarvi nel fiume infinito di sapori che la nostra Italia (e non solo) ci regala.