Partecipare al Vinitaly è sempre un’esperienza unica – è proprio il caso di dire – “in tutti i sensi”, ma ancor meglio “per tutti i sensi”: per il gusto e l’olfatto in particolare, ma – perché no? – anche per la vista.

Dove possiamo ritrovare, infatti, milioni di cantine vinicole, tutte insieme sotto lo stesso tetto, che ci deliziano per quattro giorni con i colori, i profumi e i sapori dei loro prodotti? Bianchi, rossi, rosé, bollicine; vini che hanno fatto storia e altri che emettono i loro primi vagiti proprio qui, in questa occasione. Un profluvio di odori, di gusti, di sfumature di ogni tipo.

Le gambe non reggono ai tanti chilometri da fare in giro per i padiglioni, stand dopo stand, e la testa neanche. Impossibile assaggiare tutto senza uscire barcollando, senza trovare qualche difficoltà persino a centrare la porta di uscita. Ma con una buona selezione alla partenza e qualcosa nello stomaco, si può approfittare di questa occasione speciale per assaggiare quanto di più sublime la nostra terra ci permette di produrre.

La Toscana è la mia regione, è dove sono nata, è “casa”. Non posso quindi non spezzare una lancia a favore dei meravigliosi vini che produce: Brunello, Chianti, Morellino, Vinsanto. Nomi quali Antinori, Frescobaldi, Volpaia, Banfi, Fonterutoli, sono per me così familiari che arrivare ai loro stand è stato un po’ come bussare a casa di amici. Ho assaggiato un ever green quale il Brunello di Montalcino, ma anche un nuovo nato come “La Pettegola” di Banfi (Vermentino) che è stata un’assoluta sorpresa.

Il Vermentino di Banfi, nato un anno fa, "La Pettegola".
Il Vermentino di Banfi, nato un anno fa, “La Pettegola”.

Ho camminato poi attraverso la Puglia (fantastico il passito di Gianfranco Fino “Es più sole”) e la Campania, per salire verso Veneto, Piemonte, Trentino. Elencare le eccellenze di ognuna di queste regioni richiederebbe un blog intero, mi limito solo a dire che ogni volta era una delizia per il palato e – perché no? – per il cuore.

Perché bere bene, come mangiar bene, è un atto d’amore. E quindi il vino, quello buono, così come il cibo, è una carezza per l’anima.

Ma al Vinitaly non c’è solo il vino. Al Sol, Salone Internazionale dell’Olio d’oliva Extravergine, erano presenti anche tutte le eccellenze del settore Agroalimentare.

In particolare Cufrol, l’azienda umbra con sede a Spoleto, che è stata selezionata per il secondo anno consecutivo come sponsor di Masterchef, proprio per l’alta qualità dei suoi prodotti. Non a caso uno chef del livello di Bruno Barbieri, ha selezionato insieme all’azienda tre oli per la linea Terre Francescane, “mettendoci la faccia”, in tutti i sensi, poiché sulle bottiglie c’è la sua foto e la sua firma.

La linea Terre Francescane di Cufrol, firmata dallo chef Bruno Barbieri.
La linea Terre Francescane di Cufrol, firmata dallo chef Bruno Barbieri.

Allo stand di Cufrol, che oltre a Terre Francescane produce la linea Gradassi (dal nome della famiglia che possiede il Frantoio dal 1639) e che viene distribuita nella gran parte dei ristoranti stellati italiani, si sono susseguiti, oltre a Bruno Barbieri, testimonial d’eccezione come i due partecipanti di Masterchef, Almo Bibolotti, finalista, arrivato secondo, e Salvatore Russo, classificato quarto.

I partecipanti di Masterchef Almo Bibolotti, finalista, e Salvatore Russo.
I partecipanti di Masterchef Almo Bibolotti, finalista, e Salvatore Russo.
Bruno Barbieri, Andrea Gradassi (Direttore Commerciale di Cufrol) e la moglie Alessia.
Bruno Barbieri, Andrea Gradassi (Direttore Commerciale di Cufrol) e la moglie Alessia.

 

Tra vino, olio e la buona compagnia di tanti amici, non posso non confermare che il Vinitaly è un’esperienza da fare!

Cum grano salis, naturalmente, come per tutte le cose..perché vedere gente appoggiata al muro, alle undici di mattina perché ha già fatto il giro di tutte le cantine e non si regge in piedi, non è una bella cosa. Soprattutto perché non rende il senso di una manifestazione fatta, si, per bere, ma per farlo bene e con tutto il Gusto possibile.

 

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